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Coralli

Il corallo era conosciuto e apprezzato nell'antichità. Ne troviamo tracce con i Sumeri, gli Assiri, i Fenici e anche con i Celti, che avevano una vera passione per l'"oro rosso". Già quindici secoli prima di Cristo il corallo era considerato, sui mercati asiatici, uno dei prodotti di scambio più preziosi, al posto delle monete. Ho avuto la fortuna di vedere alcuni gioielli realizzati in Cina intorno al 1200/1300, che ho potuto acquistare e portare in Italia. Ebbene, questi gioielli erano fatti di corallo mediterraneo!

Until the first half of the 20th century the Mediterranean coral was harvested with the help of boats provided with a special tool, known as the "ingegno".

La questione se il corallo fosse di natura minerale o vegetale è rimasta irrisolta. Bisogna aspettare fino al 1723, quando il dottor Andrea Peyssonel di Marsiglia, dopo gli studi dell'alchimista napoletano Filippo Finella, mette fine a questa argomentazione sostenendo che il corallo è un animale!

The ingegno was lowered from the boat (called- "corallina") and dragged along the ocean floor

Il lato oscuro della medaglia è che il lavoro del subacqueo è indubbiamente pericoloso: i 15/20 minuti di raccolta sul fondo del mare significano da 3 a 4 ore in acqua per la decompressione, cioè 8 ore in mare per la raccolta di mezz'ora.

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Il corallo era conosciuto e apprezzato nell'antichità. Ne troviamo tracce con i Sumeri, gli Assiri, i Fenici e anche con i Celti, che avevano una vera passione per l'"oro rosso". Già quindici secoli prima di Cristo il corallo era considerato, sui mercati asiatici, uno dei prodotti di scambio più preziosi, al posto delle monete. Ho avuto la fortuna di vedere alcuni gioielli realizzati in Cina intorno al 1200/1300, che ho potuto acquistare e portare in Italia. Ebbene, questi gioielli erano fatti di corallo mediterraneo! Fin dall'antichità il corallo è stato oggetto di discussioni sulla sua natura. Gli antichi pensavano che fosse vegetale, una pianta marina, a causa della sua forma arborea. Il fatto, però, che una volta estratto dal mare si indurisse e si pietrificasse, e che potesse essere lavorato come pietra, lasciò affermare agli alchimisti che era di natura minerale. Né la leggenda dell'origine del corallo ci aiuta a risolvere la questione: le ninfe, stupite dal fatto che i rami si trasformano in pietra a contatto con il sangue della Medusa, si divertono a intingere altri rami nel sangue e a gettarli in mare. Potremmo andare avanti con la mitologia, ma senza successo. La questione se il corallo fosse di natura minerale o vegetale è rimasta irrisolta. Bisogna aspettare fino al 1723, quando il dottor Andrea Peyssonel di Marsiglia, dopo gli studi dell'alchimista napoletano Filippo Finella, mette fine a questa tesi, affermando che il corallo è un animale! Il corallo è infatti una colonia di piccoli celenterati dall'aspetto di piccoli polipi, che con le loro secrezioni di carbonato di calcio formano una solida struttura in cui vivono e si riproducono. Dal punto di vista scientifico, il corallo si riferisce agli antozoi (dal greco Antos Zeion: animale a forma di fiore) e, all'interno di questa famiglia, agli ottocoralli (dal numero dei loro entacoli). Parlando di corallo dobbiamo fare attenzione a non confondere il sottogruppo corallino (che lavoriamo) con i coralli che formano le scogliere degli atolli dell'oceano Pacifico: sono coralli, o meglio, esacoralli, che non lavoriamo, e che vengono usati come decorazioni per la casa. Sono le famose madrepore nei bellissimi colori (bianco, rosso, blu) che sicuramente molti di voi hanno nei loro salotti. Bene, meglio sapere che la raccolta di queste madrepore è proibita! Fino alla prima metà del XX secolo il corallo mediterraneo veniva raccolto con l'aiuto di barche dotate di un apposito attrezzo, detto "ingegno". Si tratta di una speciale rete di corde attaccate a una croce di legno. L'ingegno veniva calato dalla barca (chiamata "corallina") e trascinato lungo il fondo dell'oceano. Il movimento della barca ha contribuito a strappare il corallo dalle rocce e a portarlo in superficie. La raccolta del corallo non si fa più in questo modo, ma è stata sostituita dalla raccolta fatta dai subacquei, con grande sollievo per coloro - noi, artigiani del corallo in primo luogo - che hanno a cuore che l'ambiente naturale del mare rimanga intatto e protetto. La raccolta dei subacquei è decisamente più selettiva: una volta che il subacqueo ha individuato la roccia dove si trova il corallo, può raccogliere solo i rami più grandi, risparmiando per il futuro quelli più piccoli, sarebbe inutile prendere anche quelli piccoli: sono utilizzati solo in quantità minime nella lavorazione. Il lato oscuro della medaglia è che il lavoro del subacqueo è indubbiamente pericoloso: i 15/20 minuti di raccolta sul fondale marino significano da 3 a 4 ore in acqua per la decompressione, cioè 8 ore in mare per la raccolta di mezz'ora; inoltre il corallo comincia a mancare nelle zone dove era tradizionalmente presente. Un subacqueo deve raggiungere una profondità di 100 metri e più per ottenere una raccolta decente! Quanto costa tutto questo? Fortunatamente per i subacquei, gli operatori e gli artigiani del corallo, il corallo eccellente viene attualmente raccolto in Marocco, Tunisia, Algeria, che sono zone molto ricche di coralli. Questo nuovo corallo sta controllando il costo della materia prima, e sta facendo una sorta di "pace ecologica" dove prima c'era stato un ipersfruttamento delle risorse marine. In Giappone il corallo dà problemi completamente diversi. In primo luogo la raccolta viene effettuata nell'oceano, dove il corallo è più profondo che nel Mediterraneo. Le acque dell'oceano sono pericolose, ingannevoli, travolte dai tifoni almeno due volte all'anno; queste acque devono essere solcate da navi forti, più grandi delle "coralline": vere e proprie navi oceaniche, con le quali i cinesi e i giapponesi effettuano la raccolta del corallo. Al posto dell'"ingegno" usano grandi pietre rotonde tenute da una corda, da cui pendono ragnatele e lacci. Queste ragnatele, trascinate sul fondo dell'oceano, strappano i rami di corallo. Attualmente, anche in Giappone questa tecnica di raccolta viene sostituita da nuove tecniche, con l'uso di sottomarini e robot, controllati dalla superficie. L'uso di strumenti così potenti - e costosi - è giustificato dal fatto che i rami di corallo giapponesi sono molto più grandi (e quindi più preziosi) di quelli del Mediterraneo.

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